Insieme a Richter e Konrad Lueg, Polke fondò il realismo capitalista. Si trattava, ovviamente, di una posizione ironica nei confronti del realismo socialista prevalente nei paesi del blocco orientale, ma anche alla luce dell’emergere della pop art, che sembrava glorificare il consumismo negli Stati Uniti. Anche Polke giocò con queste immagini ispirate ai fumetti o alla pubblicità, ma le ridusse allo stato di non-immagine o non-oggetto, sovrapponendole, pixelandole, sovvertendole o ricreandole. Queste manipolazioni mettono in discussione il nostro rapporto con la società dei consumi di massa.

Sigmar Polke sviluppò il suo interesse per la pratica fotografica e cinematografica negli anni Sessanta. Si dedicò principalmente agli oggetti di uso quotidiano. Negli anni Settanta, spinto dal desiderio di viaggiare, si recò in luoghi come la Francia e il Pakistan. Le fotografie che scattò, ad esempio quelle di senzatetto, furono poi rielaborate e trasformate.
Nell’ultima parte della sua carriera, Polke sperimentò continuamente nuove tecniche, come l’uso della fotocopiatrice o lo sviluppo di metodi creativi concettuali. Riprese inoltre a lavorare con le vetrate artistiche, realizzando una serie di vetrate per la cattedrale di Grossmünster a Zurigo, in Svizzera. L’artista morì un anno dopo aver completato questo progetto, nel 2010.





